CRICD
 Regione Siciliana - Assessorato dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana - Dipartimento dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana

Centro Regionale per l'Inventario, la Catalogazione e la Documentazione grafica, fotografica, aerofotogrammetrica, audiovisiva
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Sede: Via dell'Arsenale, 52 - 90142 Palermo - Teche: Biblioteca, Fototeca, Cartoteca (C.so Calatafimi, 217 - 90129 Palermo), Filmoteca (Via Nicolò Garzilli 38 - 90141 Palermo)

 
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Dipartimento dei Beni culturali e dell'Identità siciliana

Ministero dei Beni Culturali

ICCD

S10.1 - AFFARI GENERALI E DEL PERSONALE - Produzioni Editoriali


 

Norme per la catalogazione di monumenti archeologici - Scheda MA

Adriana Fresina
CRICD
Palermo
01/03/2008
Norme di catalogazione
 

Titolo
Autore/Curatore
Quaderni di Arca dei Suoni 
Progetto “Arca dei Suoni”
 
A partire dal 2009, l’U.O. IX Natroteca/Discoteca, oggi confluita nell’U.O. VIII - Gabinetto per rilevamenti e duplicazioni, archivio fotografico, cartografico e fotogrammetrico, aerofototeca, discoteca e nastroteca del Centro Regionale per l'Inventario, la Catalogazione e la Documentazione grafica, Fotografica, Aerofotografica, Audio-visiva di Palermo e Filmoteca regionale siciliana gestisce il progetto “Arca dei Suoni”, diretto a favorire la partecipazione dei cittadini - a cominciare dal mondo della Scuola, dell’Università e delle Associazioni culturali - alla salvaguardia e al recupero dei beni culturali immateriali.
 
La fase costitutiva e sperimentale del progetto ‘Arca dei Suoni’ trova la sua espressione sintetica nel portale raggiungibile all’indirizzo http://www.arcadeisuoni.org attraverso il quale è possibile accedere - nelle due direzioni della fruizione e del deposito - ad un archivio virtuale multimediale interattivo.
I documenti depositati sono attualmente classificati nelle seguenti categorie: 

  • Storie di vita e testimonianze;
  • Mestieri e saperi tradizionali;
  • Musica folklorica;
  • Narrativa orale;
  • Suoni delle feste;
  • Voci della Storia: i protagonisti;
  • Dialetti e parlate locali;
  • Voci dei mercati;
  • Poesia;
  • Ambiente naturale;
  • Ambiente urbano;
  • Musica classica;
  • Jazz, Rock e altra musica popolare;
  • Percezioni d’autore;
  • Eventi. 
La U.O. VIII del CRICD pone inoltre a disposizione degli utenti numerosi articoli, schede tecniche e volumi integrali di sua produzione.
Attraverso il portale, gli studenti e gli insegnanti degli Istituti scolastici partner della prima fase del progetto hanno potuto condividere testi, suoni e immagini e offrirli ad una vasta platea di visitatori: dal 1° febbraio 2010 - quando è stato installato un contatore - ad oggi si sono registrati oltre 600.000 accessi, dato che permette di ipotizzare un movimento complessivo di circa 750.000 contatti dall’avvio del servizio.
 
Ai partner coinvolti viene offerta l’opportunità di approfondire, insieme agli esperti del centro, le seguenti tematiche:
  • Gli archivi sonori: che cosa sono, come si costituiscono, come si utilizzano nella ricerca e nelle attività produttive, che ruolo hanno nell’organizzazione dei servizi museali;
  • Metodologia della ricerca dei beni culturali immateriali: organizzazione e conduzione della ricerca sul campo;
  • La documentazione sonora e audiovisiva: la realizzazione delle registrazioni e la gestione delle informazioni attraverso le schede di documentazione sonora;
  • Documentazione ‘in vitro’;
  • Lo studio di registrazione e la rielaborazione delle tracce sonore: i sistemi tradizionali, l’intervento delle tecnologie informatiche;
  • Incremento dell’archivio sonoro: interazione con il territorio ‘in presenza’ e ‘a distanza’;
  • Gli archivi on-line;
  • Utilizzo dei Content Management Systems nell’interazione con il territorio per la salvaguardia dei beni culturali;
  • Virtual Libraries e Web Communities: l’utilizzo dei blog, dei forum e delle aule virtuali. 
Gli operatori del CRICD hanno così modo di incrementare l’interazione con il territorio, ai fini della documentazione, della conservazione, della salvaguardia e della valorizzazione dei beni culturali, nonché di dare impulso ad una più incisiva azione di divulgazione scientifica nel campo della conoscenza del patrimonio culturale della Regione Siciliana.
 
Il resoconto della prima del progetto e dei suoi prodotti è ricavabile dal primo “Quaderno di Arca dei Suoni”, strumento di informazione e di disseminazione dei risultati diffuso in formato digitale attraverso la stessa piattaforma e disponibile in questo sito.
 
a cura di Masi Ribaudo  CRICD     31/07/2010
Luigi Rognoni intellettuale europeo. Documenti e testimonianze 
Questi 3 volumi, corredati da 3 CD audio e da circa 500 immagini, intendono divulgare e valorizzare l'archivio e la nastroteca di Luigi Rognoni (Milano 1913-1986), custoditi presso l'Università di Palermo dov'egli insegnò dal 1958 al 1970, fondandovi l'Istituto di Storia della Musica e segnando una stagione culturalmente assai feconda.
Attraverso un apparato documentario prezioso ed eterogeneo (articoli, conversazioni ed interviste radiofoniche, carteggi regionali, locandine, programmi di sala, bozzetti, foto di scena, autografi musicali, fotografie con dediche) è illustrata la sua lunga e poliedrica attività di musicologo, studioso di cinema, animatore del terzo programma radiofonico della Rai, regista di teatro musicale, nonchè la fitta rete delle relazioni da lui stabilite con artisti e studiosi dell'intera Europa.
 
Pietro Misuraca  CRICD     
Nostro Sud di Fosco Maraini. Un progetto fotografico incompiuto sul meridione italiano. 
Nell'immediato dopoguerra, di ritorno dalla prigionia in un campo di concentramento giapponese, Fosco Maraini intraprese una lunga ricognizione fotografica del Meridione italiano, con lo stesso sguardo appassionato e partecipe che aveva caratterizzato i suoi precedenti viaggi in Oriente.
Da questa esperienza prese avvio il progetto Nostro Sud, concepito nei primi anni Cinquanta con il giovane editore barese Diego De Donato, progetto che avrebbe dovuto condensare in un solo libro fotografico la grande ricchezza e varietà dei luoghi e della gente del Sud, ancora radicalmente contadino ma che i primi segni della ricostruzione postbellica avrebbero presto profondamente modificato. Per ragioni diverse, I'impresa non fu mai completata e il volume non vide la luce.
Nonostante siano rimaste per buona parte inedite, le immagini sul Meridione rappresentano forse il momento più alto della produzione fotografica di Maraini, ma anche quello più problematico e sofferto, che segna per l'autore I'inizio di un profondo ripensamento metodologico, e mette in evidenza le contraddizioni del cosiddetto paradigma neorealista.
Fosco Maraini (Firenze, 1912-2004), ha dedicato la sua vita alla ricerca e allo studio della condizione umana e all'incontro tra culture nelle diverse latitudini del mondo, dall'Asia centrale e orientale alle regioni del Meridione italiano. Compie le sue prime spedizioni in Tibet al seguito di Giuseppe Tucci, nel 1937 e 1948. Da queste esperienze nasce, nel 1951, Segreto Tibet, che sarà tradotto in dodici lingue e che porterà il lavoro etnologico di Maraini all'attenzione del pubblico internazionale. A partire dal 1939 si trasferisce in Giappone, dove rimane fino al 1946, e dove tornerà a più riprese, anche per lunghi periodi, divenendo uno dei più autorevoli e riconosciuti studiosi della cultura nipponica, che insegnerà nelle università di Oxford e di Firenze. Al Giappone sono dedicate alcune delle sue opere più significative: Ore Giapponesi (1957), L'isola delle pescatrici (1960), Japan. Patterns of Continuity (1971).
Appassionato di alpinismo, viene invitato nel 1958 dal Club Alpino Italiano alla spedizione nazionale al Gasherbrum IV (7980 m) nel Karakorum e I'anno successive e capo della spedizione italiana al Picco Saraghrar (7349 m) nell'Hindu Kush. II resoconto alpinistico ed etnografico di queste spedizioni costituisce I'argomento dei due volumi Gasherbrum IV. Baltoro, Karakorum, del 1959, e Paropàmiso, del 1963, che vengono ambedue tradotti in più lingue. Oltre a questi volumi, la produzione letteraria di Maraini conta libri di poesia metasemantica (Le fànfole, 1966 e Principii di Nubignosia, 1956) e un'autobiografia romanzata, Case, amori, universi (1999). Un'ampia selezione, significativa della sua produzione fotografica e presentata nella mostra e nel relative volume II Miramondo (1999). La sua Biblioteca Orientale e il suo Archivio fotografico sono conservati presso il Gabinetto Vieusseux di Firenze.
Coordinamento tecnico-scientifico e contributo finanziario del CRICD.
 
 
a cura di Cosimo Chiarelli, Elisa Ciani  ALINARI 24 ORE     01/02/2009
Sul filo del racconto 
La scelta di realizzare un catalogo delle prime collezioni di Antonio Pasqualino si spiega per una serie di ragioni e non soltanto perchè le opere di Gaspare Canino e Natale Meli rappresentano in qualche modo I'atto di fondazione del Museo stesso.
Ma anche perche i teatri di Canino per I'area occidentale e di Meli per I'area orientale, costituiscono gli esempi piu completi ed esaustivi del mestiere.
A queste ragioni si aggiunge ancora il fatto che le due raccolte presentano una valenza comunicativa piu accentuate rispetto ad altre, non dettata soltanto dalla sommatoria degli elementi che le compongono.
Quest'insieme di oggetti, correlati dai document! finora conservati e da tutti i ricordi di coloro che parteciparono a quella straordinaria vicenda culturale, oggi raccontano di un modo di fare, curioso anche se discreto e informale, che è al tempo stesso concreta metodologia scientifica e che ha ispirato I'incontro felice di Antonio Pasqualino con I'opera dei pupi. In questa instancabile passione, I'agire dello studioso fu sempre intimamente dettato da quella professionale del medico chirurgo: un intervento salvifico nei confronti di un'arte destinata al tramonto.
In queste pagine, i pupi e le marionette di Gaspare Canino e Natale Meli si ricompongono idealmente anche attraverso quella tessitura di ricordi, di vissuti inconsapevoli che ora vengono alla luce sotto lo spoglio di vecchie cartoline, di fotografie rispolverate dai cassetti, di lettere e di stralci di giornali, di registrazioni che rendono incredibilmente vive le voci degli anni Sessanta, altrimenti consegnate all'oblio. Questi materiali non sono meno importanti degli oggetti esposti nelle sale del Museo, in qualche modo li completano, restituendone la storia.
 
a cura di Selima Giorgia Giuliano, Orietta Sorgi, Janne Vibaek  CRICD     01/06/2011
La citazione bibliografica 

[...]

«non esiste una "maniera giusta" ed una "maniera sbagliata" di fare una bibliografia, ma modi diversi, secondo usi e standard nazionali, internazionali o di settore (medico, legale, scientifico, ecc.)». Ognuno è libero di utilizzare lo standard di citazione bibliografica che ritiene più utile, purché siano presenti tutti gli elementi ritenuti utili per la corretta identificazione dell'opera.

[...]

Questo libro è stato scritto "a quattro mani", confrontandoci su ogni passaggio e verificando le principali opere di riferimento. Non abbiamo così ritenuto opportuno distinguere l'autore di ogni capi­tolo o paragrafo, in quanto l'opera è da considerare espressione co­mune del nostro pensiero.

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Carlo Pastena,Enza Zacco  Cricd     
Fare un libro 

Le pagine che seguono sono rivolte a chi decide di "fare un libro", sia nel senso di scriverlo sia in quello di prepararlo per la stampa. Nell'opera sono affrontati i principali temi relativi sia al libro tipografico sia a quello elettronico (e-book), ultima frontiera dell'editoria, oltre ad alcuni capitoli dedicati agli argomenti connessi alla pubblicazione di un volume (il contratto di stampa, il diritto d'autore, il deposito obbligatorio, ecc.).

E difficile dire oggi come cambierà l'arte tipografica. Abbiamo assistito a un cambiamento epocale con la nascita della stampa a caratteri mobili in Occidente nel XV secolo, che tra il XIX e il XXI secolo ha subito numerose innovazioni che hanno modificato significativamente la tecnica di stampa. Ad esempio la macchina per la fabbricazione continua della carta, il miglioramento tecnico del torchio (che ha consentito una maggiore produzione), l'introduzione della monotype e della linotype, la fotocomposizione e il conseguente abbandono dei caratteri di piombo per arrivare alla rivoluzione digitale: la nascita degli e-books, definita "la quarta rivoluzione".

[…]

A conclusione di questo lavoro devo ringraziare Anna Maria Cuccia che nel corso degli ultimi anni ha letto le numerose versioni di questo lavoro, proponendo correzioni e integrazioni. Un ringraziamento anche alla dott.ssa Giulia Davì, Dirigente responsabile del CRICD e al dott. Enrico Carapezza, Commissario straordinario del CRICD, che hanno accettato di pubblicare questo lavoro.

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Carlo Pastena  Cricd     
Ars artificialiter scribendi. Il libro antico a stampa 
Nel corso dei miei studi di codicologia comparata e di bibliologia, ho avuto modo più volte di notare come molti degli elementi costitutivi del libro antico a stampa sono simili a quelli dei manoscritti, sia occidentali sia orientali. Non è infatti un caso che l'arte della stampa fosse chiamata ars artificialiter scribendi, intesa come un'imitazione dell'ars naturaliter scribendi, cioè della scrittura dei manoscritti. Nel corso di questo volume, ho quindi cercato di descrivere le caratteristi che principali del libro antico in senso sia sincronico sia diacronico, cercando di descrivere gli elementi essenziali che lo costituiscono e la loro storia.
[…]
A conclusione di questo lavoro, ho un debito di gratitudine verso numerose persone. In particolare ringrazio il professor Antonino Giuffrida e il professor Momme Brodersen per avermi offerto l'occasione di tenere due cicli di lezione sul libro antico presso l'Università degli Studi di Palermo negli anni 2010 e 2011. Ringrazio poi la dottoressa Laura Cappugi, dirigente responsabile della U.O. XI del CRICD, per aver consentito l'utilizzo delle attrezzature specialistiche del suo ufficio per l'acquisizione di alcune immagini, e Rosalba Arcare che con competenza ha proceduto alla loro realizzazione. Un ringraziamento anche alla dottoressa Maria Maddalena Milazzo, i cui utili suggerimenti mi hanno consentito di rendere l'opera più leggibile e ad Anna Maria Guccia che ha pazientemente letto le numerose versioni di questo lavoro fornendomi consigli e suggerimenti. Un ringraziamento infine al dottor Enrico Carapezza, Commissario straordinario del CRICD, e alla dottoressa Giulia Davi, direttore del CRICD, per aver accettato di inserire quest'opera tra le pubblicazioni di questo Istituto.

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Carlo Pastena  Cricd     
L'epos dietro le quinte. I pupari raccontano 
 Il documentario realizzato dal Centro Regionale del Catalogo e della Documentazione ricostruisce la vicenda dell'opera dei pupi in Sicilia attraverso un racconto visivo a più voci, immediato e diretto, restituendoci le testimonianze autobiografiche dei più noti pupari della tradizione palermitana e catanese.
"Un'opera totale" quella dei pupi che, abbracciando diverse arti e tecniche artigianali costituisce una delle espressione più profonde dell'anima del popolo siciliano. 
Dal 2008 l'UNESCO l'ha iscritta tra i Patrimoni Orali e Immateriali dell'Umanità per le straordinarie peculiarità che questa forma d'arte sintetizza. 
Le motivazioni sono diverse. 
La trasmissione orale del repertorio letterario innanzitutto, che ancora oggi, nell'era veloce della tecnologia viene affidata dal maestro all'allievo con sapienza, cura e pazienza artigianale. 
Inoltre, l'opera dei pupi ha avuto nel corso del tempo una funzione sociale rilevante accogliendo al suo interno personaggi e storie colti dall'attualità e intrecciando con i racconti dei paladini, le cronache e le tensioni politiche del tempo. 
E tra passione e incantamento il pubblico di ogni età, come in un rito catartico, attraverso le gesta degli eroi, faceva esperienza gioendo o piangendo di ideali e valori universali. 
Anche per queste ragioni, siamo grati al Centro che ha voluto, con questo DVD, promuovere la conoscenza e la valorizzazione di un'arte straordinaria, riscoperta negli anni Sessanta e Settanta attraverso l'opera instancabile di Antonio Pasqualino e che ancora oggi racconta a ciascuno di noi il gran" cunto" del mondo e della vita.
Carlo Vermiglio

 Raccontare la magia, il chiaroscuro poetico e /'incantamento dell'opera dei pupi è impossibile; bisogna vederla, entrare a farne parte. 
C'è tutto, dentro. 
L'epos eroico e la tradizione del teatro di figura, forma drammatica antichissima e archetipica nella tipizzazione di " maschere" che identificano i vari tipi umani con i loro vizi e le loro virtù (e viene da pensare a Teofrasto e ai suoi Caratteri). 
L'affabulazione del" cuntu" , la musica e la pittura popolare - con le scene dipinte che richiamano la tavolozza cromatica e l'espressività del segno nella decorazione dei carretti siciliani. 
La creatività dell'artigianato locale: il puparo prima ancora che artista e cantastorie è innanzitutto creatore dei pupi, intagliati nel legno cui infonde linfa vitale e caratterizzazione individuale. 
E c'è, ancora, il profumo del tempo. 
Quello della Sicilia della seconda metà dell'Ottocento che ammaliò il Pitrè, fattosi storico delle tradizioni popolari in un mondo che già si avviava alla modernizzazione industriale post-unitaria. 
Quello delle masse contadine inurbatesi nelle maggiori città siciliane, a Palermo, Catania, Messina, cui l'opera dei pupi restituisce un canovaccio drammatico e una trama mitica, sufficientemente lontana nella storia - le imprese dei paladini, la Chanson de Roland - da potere essere utilizzata per leggere in controluce gli intrecci della vicenda contemporanea senza rischiare di perdersi in pericolose sovrapposizioni con la cronaca: il re Carlo Magno, l'eroe buono e coraggioso (Orlando), la donna angelicata, i cattivi per antonomasia (Ferraù e gli altri capi saraceni; il gran traditore Gano di Magonza), in mezzo a duelli, prove di onore e tradimenti, un codice di comportamenti che riflette i valori di integrità e purezza più sentiti e ammirati dal popolo. 
Insignita del titolo di bene immateriale dell'umanità dall'Unesco, l'opera dei pupi è uno dei tasselli - uno dei più significativi ¬attraverso cui si identifica /'identità siciliana, ed è questa la ragione per cui in un'epoca come la nostra, in cui domina la piattezza della omologazione globalizzata, la difesa di un'arte tipica e popolare, un autentico mondo di creatività e di tradizione, costituisce un antidoto contro la perdita di memoria e di senso, uno spazio di rigenerazione fantastica al posto della bulimia di consumo culturale indistint, apolide e fine a se stesso. 
Guardiamo gli occhi di un bambino mentre guarda l'opera dei pupi. E capiremo perché Leonardo Sciascia diceva che è un rito e che" bisogna credere". 
Caterina Greco

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a cura di Orietta Sorgi  CRICD     
La biblioteca dimenticata 
Da una raccolta di libri antichi, apparentemente senza storia e disordinatamente collocati sulle mensole della biblioteca di una delle più belle dimore del periodo Liberty, Villino Favaloro (oggi di proprietà dell'Assessorato dei beni culturali e dell'Identità siciliana), si sviluppa un percorso volto a ricostruire l'identità dei proprietari e il loro ruolo nello spazio e nel tempo.
Si comincia dall'inventario e dalla catalogazione descrittiva di questi testi quasi esclusivamente di argomento giuridico, come momenti privilegiati per la loro conoscenza, sia dal punto di vista oggettuale, sia da quello contenutistico, per giungere all'individuazione della loro provenienza, facendo emergere una parte di storia patria ad oggi poco conosciuta.
 

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Maria Mondello, Maria Concetta Valenti  CRICD     
I grandi concerti. The Brass Group Palermo, Vol. 4 

Fin dalle sue origini, il jazz si è sempre sviluppato in maniera simbiotica con le città che lo hanno amato traendovi linfa preziosa per la sua diffusione. Grazie al Brass Group, Palermo ha svolto un ruolo fondamentale in Italia per la valorizzazione di una musica d’arte relegata ai margini delle rassegne culturali più importanti. Con circa tremila concerti, questa Fondazione ha reso Palermo una delle capitali mondiali del jazz ospitando i maggiori protagonisti del Novecento musicale: fra tutti Dizzy Gillespie, Miles Davis, Charles Mingus, Chet Baker, Art Blakey, Max Roach, Sun Ra, Ornette Coleman, Bill Evans, Michel Petrucciani, Dexter Gordon, Joe Henderson, Woody Shaw, Oscar Peterson.
Sembra ieri, ma sono trascorsi quarantuno anni dal primo concerto tenuto da Irio De Paola nella prima sede di via Duca della Verdura. Uno scantinato mitico nonché luogo di iniziazione musicale per diverse generazioni di jazzofili, dove poter ascoltare e fare le ore piccole con i più fulgidi protagonisti del jazz moderno. Un luogo piccolo e buio, illuminato dal talento di grandi artisti chiamati a suonare a Palermo grazie alla lungimiranza e la visionaria progettualità di Ignazio Garsia.



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Maurizio Zerbo  CRICD     
Ortofotocarta digitale del centro storico di Catania, Ragusa e Siracusa 

Il Servizio Documentazione del Centro Regionale conserva, produce e valorizza documenti grafici, fotografici, cinematografici e sonori relativi alla storia e alla cultura dell’intero territorio siciliano. Un compito istituzionale di tale ampiezza e varietà richiede un’attenzione equamente ripartita tra la documentazione su scala territoriale e quella dedicata ad eventi e testimonianze da rilevare nella loro specifica e puntuale collocazione spazio-temporale. Ne consegue che i progetti di documentazione che il Servizio promuove e realizza hanno una comune ratio operandi nel porre attenzione al contesto storico-culturale: un “ipertesto” multimediale capace di restituire all’odierno fruitore, ovviamente entro i limiti consentiti dalla disponibilità delle fonti, una visione d’insieme delle realtà del passato che utilizza, a vari livelli, tutte le potenzialità comunicative contenute in immagini, suoni, testi, iconografia. Alla base di ogni progetto di documentazione vi è la rappresentazione del territorio, vista come contesto fisico sul quale sedimentare ogni ulteriore specifica informazione ed apporto documentario. Dopo la realizzazione dell’ortofotocarta digitale del centro storico di Palermo, presentata nel 2001, è stato naturale estendere la produzione di documentazione analoga ad altre aree culturalmente omogenee e segnatamente ai centri storici di Catania, Siracusa e Ragusa, considerandone la comune matrice storico culturale determinata dalla ricostruzione in età barocca a seguito dell’immane catastrofe del terremoto del 1693. I tre prodotti digitali realizzati vengono adesso consegnati alla pubblica fruizione, con l’auspicio che essi trovino, come già avvenuto per il centro storico di Palermo, le più diverse forme di applicazione da parte di utenti specialistici pubblici e privati.

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  CRICD     
A scuola di catalogazione 

La pubblicazione di questo Quaderno costituisce il risultato di un’attività che il Centro per il catalogo e la documentazione ha intrapreso lo scorso anno di concerto con alcuni Istituti scolastici di Palermo e con la preziosa collaborazione della Soprintendenza del Mare. Lo spirito con cui si è dato vita al progetto è stato quello di attivare concrete sinergie con le Istituzioni scolastiche che operano nel territorio per mettere in atto una sempre più efficace opera di familiarizzazione nei confronti delle tematiche inerenti i beni culturali e ambientali del territorio regionale e suscitare al contempo mirati interessi dei giovani verso tali beni che per quantità e qualità costituiscono un prezioso patrimonio che va conosciuto, indagato, tutelato, valorizzato e fruito.
L’iniziativa che si presenta si inserisce nell’ambito delle direttive enunciate nei documenti programmatici della Presidenza della Regione Siciliana dove un ruolo di primo piano, negli obiettivi strategici, occupano le iniziative volte ad individuare percorsi sempre più concreti con le componenti scolastiche. La scuola, senza dubbio, riveste un ruolo determinante in quanto punto di raccordo tra le diverse istituzioni pubbliche e private che operano nel territorio con l’obiettivo di trasmettere i saperi ad una fascia di fruitori più ampia, individuare percorsi formativi volti ad attivare una sempre più mirata consapevolezza da parte delle giovani generazioni della valenza del patrimonio culturale e ambientale non solo in termini di “complesso” di beni da conoscere, tutelare e fruire ma anche come risorsa in grado di offrire possibili sviluppi occupazionali. Il Centro, in tale direzione, ha voluto allargare il raggio di interlocuzione oltre i canali istituzionali in materia di catalogazione rivolgendosi al mondo della scuola; si è dato vita così ad un progetto finalizzato ad avvicinare i giovani discenti al mondo della catalogazione dei beni culturali per rendere protagonisti e attori essi stessi del processo di conoscenza, funzione precipua del Catalogo. La catalogazione infatti come ben definita da Oreste Ferrari è un “processo di conoscenza permanente” e mette in moto un intervento ricognitivo dei beni finalizzato non solo alla loro individuazione, localizzazione, definizione e descrizione ma anche alla comprensione e ricostruzione del contesto socioculturale che li ha prodotti e a cui sono strettamente legati; ma per far sì che questo processo sia scientificamente valido è necessario servirsi di strumenti metodologicamente corretti che permettano la più esaustiva e ampia indagine dei beni. Il modulo schedografico quindi si pone come strumento di conoscenza suggerendo al catalogatore quesiti ma allo stesso tempo chiavi di lettura e di interpretazione: gli oggetti catalogati vengono analizzati nelle loro componenti percettive e ricomposti nelle loro relazioni con altri beni, luoghi, persone, avvenimenti in una complessa e globale lettura. In tal senso si è voluto far conoscere agli alunni degli Istituti scolastici una metodologia di intervento che, attraverso la redazione di schede di catalogo, ha attivato un percorso di approfondimento sui beni archeologici quali elementi di un passato remoto di cui spesso sono gli unici testimoni; segni di attività umane e di una cultura artistica e materiale che essi hanno contribuito in parte a definire e che oggi ci aiutano a ricostruire e identificare. Appare, a nostro avviso, quanto mai necessario e ineludibile creare una coscienza diffusa che ponga l’attenzione sul fatto che il “valore aggiunto” del nostro patrimonio culturale è proprio nel suo continuo integrare musei, chiese, paesaggio, territorio, persone, in una sola parola il contesto che è il bene culturale più prezioso. Operando in tal senso, oltre che costituire un denominatore comune per quanto concerne la catalogazione in ambito regionale tramite l’adozione di percorsi concordati e utilizzando le stesse metodologie, si dovrebbe poter arrivare alla formazione di personale qualificato per una futura occupazione nell’ambito dei beni culturali e ambientali.
Ci auspichiamo di avere contribuito anche se in piccola parte al percorso formativo degli alunni avvicinandoli al mondo delle Istituzioni dei beni culturali e alle attività che queste svolgono nel tentativo, speriamo riuscito, di colmare uno iato che spesso si avverte tra i cittadini e la pubblica amministrazione. Mi è gradito, infine, esprimere i più vivi ringraziamenti al Soprintendente, al Dirigente del Servizio dei beni archeologici e al personale della Soprintendenza del Mare; ai Dirigenti degli Istituti scolastici che hanno aderito al progetto; ai docenti per l’impegno profuso; agli studenti per la concreta e attiva partecipazione; al Presidente della Società siciliana per la Storia Patria, al personale tutto dell’Istituto e al Direttore del Museo del Risorgimento per la disponibilità e collaborazione; al Comandante della Capitaneria di Porto di Mazara del Vallo, al Direttore e al personale del Museo di Terrasini per la gentile ospitalità; al personale del Centro che si è prodigato per la realizzazione del progetto e a quanti hanno reso possibile questa iniziativa.

Gioacchino Vaccaro

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Donatella Metalli  CRICD     
Da Renda a Palermo. Il paesaggio come racconto tra memoria e identità 

Il Centro regionale per l’inventario, la catalogazione, la documentazione e Filmoteca regionale propone, nell’ambito dei suoi compiti istituzionali, la ristampa del Vademecum e de Le gite patriottiche di Pietro Merenda, pubblicati nel 1910 dalla Sezione di Palermo del CAI in occasione del cinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia.
L’edizione, che si presenta oggi, è arricchita da alcuni saggi che analizzano il territorio dal punto di vista urbanistico, antropologico e storico artistico con l’ausilio di una ricca documentazione grafica e fotografica. Il cofanetto contiene, oltre al volume, delle tavole – con documenti cartografici storici e fotografie aeree e panoramiche, realizzate in epoche diverse – che mostrano le permanenze storiche e culturali e le trasformazioni del territorio.
Nel condurre questa ricerca i curatori dell’opera hanno seguito lo stesso percorso degli itinerari descritti da Pietro Merenda, al fine di porre in risalto lo stretto rapporto che lega i luoghi, teatro di eventi politici, sociali e militari, ai caratteri che hanno conferito loro una peculiare identità nel corso del tempo, sia sotto l’aspetto naturale e strutturale che antropico e culturale.Ne è scaturita, così, una sintesi interpretativa che identifica le principali caratteristiche del territorio, da cui emerge un sistema di segni che connota lo spazio sia dal punto di vista degli insediamenti costruttivi, abita tivi, produttivi e cultuali, che dei rapporti sociali tra gli uomini che lì hanno operato: gli usi preminenti del suolo, le coltivazioni sparse nel territorio, le vie di comunicazione, il sistema insediativo, i luoghi di culto, i monumenti, la toponomastica.Poiché i tratti del territorio che si estende da Renda a Palermo hanno subito nel corso del tempo profonde trasformazioni, che nel loro divenire hanno progressivamente cancellato i caratteri che maggiormente li denotavano storicamente, l’intendimento è stato quello di recuperare le testimonianze che di quel percorso si sono conservate sia, sotto l’aspetto storico che attuale, attraverso una documentazione fotografica e cartografica dei luoghi che illustra i cambiamenti che il territorio e la città hanno subito.
A tal fine si è attinto anche ai copiosi archivi documentari presenti in questo Centro che, sin dalla sua istituzione, conserva le foto e le cartografie storiche e attuali acquisite e prodotte nel corso della sua attività.
Questo lavoro è stato possibile grazie anche alla generosità di studiosi che hanno messo a disposizione i propri archivi e il proprio sapere, e fra questi mi preme ricordare il compianto ingegnere Cesare Barbera Azzarello che, nel corso della realizzazione del volume, è stato sempre prodigo di stimoli e suggerimenti che hanno consentito l’arricchimento della documentazione cartografica e bibliografica.

Giulia Davì

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Tavole fuori testo:  
Maria Carmela Ferracane, Sandra Proto, Fabio Militello  CRICD     
L'intellettuale al caffè. Incontri con testimoni e interpreti del nostro tempo 

Nel corso di un intervento di ricognizione degli archivi sonori della RAI in Sicilia, colpì particolarmente la nostra attenzione una serie di programmi dal titolo “La cultura e i suoi luoghi”, curata da Loredana Cacicia e Sergio Palumbo, mandata in onda in tre cicli di puntate dal 1989 al 1991. Da quelle trasmissioni veniva fuori, infatti, una preziosa miniera di informazioni di artisti e letterati siciliani, noti e meno noti, una ricca messe di documenti inediti su varie personalità del mondo intellettuale contemporaneo, ma soprattutto il rapporto strettissimo fra la cultura e il suo luogo di origine.

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  Cricd     
Selinunte insieme a Hulot e Fougères 

In questo volume si presenta la traduzione italiana di Sélinonte. Colonie dorienne en Sicile. La Ville, l’Acropole et les Temples (ed. or. Librairie générale de l’Architecture et des Arts décoratifs, Massin ed., Parigi 1910, pp. XII + 318, 204 ill. e 14 tavv. fuori testo), di Gustave Fougères, professore alla Sorbona, con rilievi e ricostruzioni di Jean Hulot, architetto borsista dell’Accademia di Francia a Roma.
L’opera, ormai di difficile reperibilità, pur essendo stata utilizzata per anni da storici e archeologi per la quantità e qualità delle informazioni e delle immagini, non ha mai avuto una traduzione integrale in italiano. Nato dalla collaborazione, allora inedita, tra un architetto e un archeologo, il libro assicurò ai suoi autori grande notorietà e, per tutto il XX secolo, ha rappresentato la più completa ed esaustiva opera su Selinunte.
Pubblicata in soli cinquecento esemplari in formato in-folio, concluse una prestigiosa collana formata da otto titoli e stampata col contributo del Ministero della Pubblica Istruzione e delle Belle Arti.
Nel maggio 1910, l’Académie des Inscriptions et Belles-Lettres assegnò un premio ai due autori per Sélinonte, come migliore opera dell’anno.
Da allora molto si è fatto a Selinunte, si sono moltiplicati gli scavi e gli studi sulla splendida colonia megarese, arricchendo le nostre conoscenze; ma il volume di Hulot e Fougères resta un’opera che ha segnato la storia delle pubblicazioni archeologiche, inserendosi nell’ambito dello studio dell’urbanistica applicata al mondo antico.

La presente pubblicazione è organizzata in tre parti. La prima è costituita da due saggi: Appunti selinuntini, che riassume le fasi della ricerca a Selinunte sino al 1910; Jean Hulot e Gustave Fougères, ieri e oggi, che fornisce preziose informazioni sui due autori dell’opera e sul periodo storico-culturale in cui questa prende vita. La seconda parte è dedicata alla traduzione dell’opera, che mantiene l’impostazione grafica dell’edizione francese. La terza parte contiene la bibliografia, non presente nell’opera di Hulot e Fougères, che raccoglie tutte le opere e le fonti antiche citate dai due autori. Sempre in questa terza parte è pubblicata la traduzione di una Memoria – inedita – di J. Hulot, precedente alla pubblicazione di Sélinonte. Fanno parte del volume le tavole a colori originali di J. Hulot, acquisite presso l’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts (ENSBA) di Parigi, quasi tutte corrispondenti a quelle pubblicate nell’edizione francese, originariamente stampate in monocromia, mentre alcune sono inedite.
Anche questa edizione di Sèlinonte è frutto di una collaborazione, un lavoro di équipe, a cui tanti hanno partecipato; in particolare, Giuseppe L. Bonanno (studioso di Storia della Sicilia e di Letteratura archeologica), Adriana Fresina (archeologa, dirigente dell’Assessorato regionale dei Beni culturali), Martine Fourmont (archeologa, membro onorario del Centre National de la Recherche Scientifique, Institut de Recherche sur l’Architecture Antique, Parigi), Donatella Metalli (funzionaria archeologa del CRICD) e Fabio Militello (architetto, cui si deve il progetto grafico dell’opera). Il volume – realizzato presso i laboratori grafici del Centro regionale per il catalogo e la documentazione – raccoglie, anche, una preziosa documentazione fotografica conservata presso gli archivi del Museo Storico della fotografia siciliana dello stesso Centro.

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a cura di Adriana Fresina e Giuseppe L. Bonanno  CRICD     
Borgate. Acqua dei Corsari 

"Primo capitolo di un progetto più vasto dedicato alle borgate palermitane, nell'ambito di una ricerca sui contesti urbani, questa pubblicazione rivisita un lembo estremo della Palermo sud orientale. Partendo dal suo toponimo, strettamente connesso alle vicende storiche e alle incursioni piratesche, vengono illustrate le alterne vicende storiche e sociali, le peculiarità architettoniche e industriali, fino all'epoca attuale, tra memoria, mutamenti e sconvolgimenti. Fotografie di Pietro Duca e Fabio Militello.

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a cura di Pietro Duca  Cricd     
Gibellina e il Museo delle trame mediterranee. Storia e catalogo ragionato 
Il volume raccoglie in apertura una serie di saggi interdisciplinari che si interrogano, da diversi punti di vista, sul concetto di trame. Non un catalogo in senso convenzionale quindi, ma uno strumento ragionato che ripercorre la genesi di uno spazio simbolico, multiforme e diversificato, un unicum nel panorama culturale della Sicilia. Sotto il concetto di trame si ripropone infatti la vicenda emblematica di Gibellina, il paradigma di un luogo visibilmente trasformato dopo il terremoto: da comunità contadina a città fantastica, nel segno dell'utopia e della rinascita. In quest'ottica il Museo viene qui considerato come una tappa di un percorso in fieri, una risorsa diffusa sul tutto il territorio dove artisti e poeti hanno impresso il segno del loro operare. Non criteri quantitativi ma qualitativi hanno ispirato la struttura scientifica dell'opera, frutto di una selezione e presentazione di oggetti, il più possibile rappresentativi a evidenziarne le trame nei vari percorsi espositivi, dall'antichità al contemporaneo, dai decori dell'arte colta ai manufatti della vita quotidiana. Al volume è allegato un documentario di Salvo Cuccia dal titolo “Ludovico Corrao e il Museo delle trame mediterranee”, prodotto da Abracadabra nel 2012 per RAI education, e gentilmente concesso al CRICD che lo ha per la prima volta editato. Nel video si ripropone la vicenda esistenziale di Ludovico Corrao, dai movimenti contadini con Danilo Dolci, alla ricostruzione di Gibellina dopo il terremoto. Infine il Museo delle trame quale coronamento del suo “sogno mediterraneo”.
 
Ludovico Corrao e il Museo delle Trame mediterranee
Regia di Salvo Cuccia
prodotto da Abra & Cadabra per Rai Educational, 2012

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a cura di Orietta Sorgi e Fabio Militello  CRICD     
La canzone siciliana a Palermo: un'identità perduta 

Sorella 'minore' di quella partenopea - per repertorio, capacità e mezzi di diffusione, oltre che per senso identitario di appartenenza - la canzone siciliana, anch'essa più simile ad una lirica da camera che al canto popolare, nasce nei salotti ma cresce attraverso concorsi pensati sulla falsariga delle gare canzonettistiche di Piedigrotta, centrali nel rinnovamento tardo ottocentesco dell'antica festa.
A partire dal 1893 la loro promozione s'intreccia in maniera parallela con la ripresa dei festeggiamenti della Santa patrona, dopo la sospensione postunitaria; l'occasione non è però il Festino di luglio, che si spera intanto di ricondurre al passato splendore attraverso l'intervento del già autorevole Giuseppe Pitrè: la gara canora palermitana si associa inizialmente al tradizionale omaggio del 3 settembre, più vicino per data e per spirito alla processione partenopea, con la suggestiva salita notturna alla sacra grotta di Monte Pellegrino.

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a cura di Orietta Sorgi  CRICD     
Lineamenti di storia del libro asiatico 

Il vocabolario italiano della Treccani, definisce il libro «complesso di fogli della stessa misura, stampati o manoscritti, e cuciti insieme così da formare un volume, fornito di copertina o rilegato». All’interno di questa definizione generica, bisogna però distinguere tra il libro occidentale e del Vicino Oriente araboislamico, cioè il libro composto da fascicoli, ovvero da due o più fogli di carta o pergamena, o più raramente di papiro, piegati un certo numero di volte e inseriti uno dentro l’altro in modo da consentire il loro fissaggio attraverso la cucitura sul dorso, e il libro asiatico, che generalmente non è costituito da fascicoli. Appare quindi di tutta evidenza come la definizione di libro, seppure generica, si riferisca a un manufatto con precise caratteristiche fisiche, escludendo il rotolo, di papiro, pergamena o carta che non non abbia certe caratteristiche. Un’interessante definizione di libro ci viene fornita da J.P. Losty (1982,5):
«Cos’è un libro? Fisicamente, si potrebbe dire, essere una collezione di pezzi di carta delle stesse dimensioni tra due copertine tenute insieme da colla e spago. In un altro senso, esso è il contenuto intellettuale trasportato dalle parole che sono scritte o stampate sulle pagine. Tutte le culture sono d’accordo con quest’ultima definizione; relativamente pochi sarebbero d’accordo con la prima definizione. Duemila anni fa nel mondo Mediterraneo un libro era fisicamente un lungo rotolo di papiro o pergamena. Nello stesso tempo in Cina vi era una collezione di sottili strisce di bambù o di pezzi di seta».
Avviene così che scienze come la codicologia e la bibliologia studino il libro nel tradizionale formato Occidentale costituito da fascicoli, non trattando quello che non ha la forma del libro costituito da fascicoli, come quello asiatico.

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Carlo Pastena  CRICD     
A scuola di catalogazione: il Castello di Maredolce 
Il Centro Regionale per l’Inventario e la Catalogazione è l’ente preposto alla funzione organizzativa dell’attività catalografica svolta dalle Soprintendenze, dai Musei e dalle Gallerie del territorio regionale. L’art.9 della legge regionale 116/80 attribuisce al Centro, tra gli altri, il coordinamento delle attività di censimento, schedatura, documentazione e catalogazione, in armonia con le norme statali in materia di catalogazione”. Il Centro conserva e gestisce gli archivi fisici e digitali delle schede catalografiche, relative ai beni di cui alla legge regionale 80/77. Promuove, altresì, l’attività di valorizzazione dei beni culturali attraverso azioni che rendano visibile il patrimonio informativo posseduto. Esso fornisce, inoltre, il materiale necessario per le pubblicazioni scientifiche. Da alcuni anni, il Centro ha intrapreso collaborazioni con le Istituzioni scolastiche, con il proposito di avvicinare gli studenti delle scuole al tema della valorizzazione e catalogazione dei beni culturali. Focalizzare l’attenzione degli studenti verso una corretta fruizione del nostro patrimonio culturale è fra gli obiettivi dei progetti di didattica affrontati da questo Centro di concerto con le scuole. Attraverso l’acquisizione delle metodologie proprie della catalogazione, si sensibilizzano, infatti, i giovani sui temi della tutela e salvaguardia. Il progetto “A scuola di catalogazione: il Castello di Maredolce” ha visto coinvolte le scuole dei tre gradi di istruzione; si è creata una sinergia fra questo Centro e l’Istituto Comprensivo Padre Pino Puglisi, la scuola secondaria di I grado “Salvatore Quasimodo”, il liceo artistico “Giuseppe Damiani Almeyda”. Al progetto hanno partecipato l’Associazione culturale Castello di Maredolce e le Guide Turistiche associate della provincia di Palermo con l’obiettivo comune di valorizzare uno dei monumenti più interessanti del territorio, il Castello di Maredolce, ricadente in una delle aree più degradate della città. Questo Centro ha messo a disposizione le proprie competenze in materia di catalogazione, fornendo dei modelli schedografici “semplificati” per gli alunni delle scuole. Esso ha svolto attività di formazione ai docenti e agli studenti sulle finalità della catalogazione, sui contenuti delle schede e le metodologie per la compilazione. Il Centro si è impegnato, inoltre, in attività di laboratorio con gli studenti, durante le fasi di compilazione delle schede di catalogo relative al manufatto architettonico e ai reperti archeologici in esso rinvenuti. Gli elaborati degli studenti sono stati presentati in una mostra allestita in occasione di due workshop che ha coinvolto tutti i partner del progetto.

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a cura di Donatella Metalli   CRICD     
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